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EVENTI: Carnevale 2011 e CARNEVALE 2010 (e Mostra sul carnevale storico romano)

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A cura della Direzione dei Bed & Breakfast "A home for holiday" e "A room for holiday" di Roma Centro

Aggiornato: al 18 febbraio 2011

 

Eventi: CARNEVALE 2011

dal 17 febbraio all' 8 marzo 2011

 

 

Citazione letteraria

 

 "Il carnevale a Roma non è una festa data al popolo, ma una festa che il popolo dà a se stesso"

J. W. Goethe

 

 

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 Carnevale 2010

e Mostra sul Carnevale storico romano

 

a Palazzo Braschi

 

STORIA del COSTUME

 

-Quel che resta del Carnevale…

Mostra “Carnevale romano“, al Museo di Roma Palazzo Braschi (vicino Piazza Navona), finita il 5 aprile 2010 

DOVE: Museo di Roma Palazzo Braschi, piazza di San Pantaleo, tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II

COME ARRIVARE:  Bus 81,87, fermata Corso Rinascimento; oppure bus 571, Corso Vittorio Emanuele II.

DURATA: dal 10 febbraio al 5 aprile 2010

Qui sono esposte circa 90 opere provenienti dal Museo di Roma, dal Museo di Roma in Trastevere, da collezioni private e, eccezionalmente, un prezioso abito di Roberto Capucci, “Gioiello di Donna”, appartenente alla collezione del Museo Fortuny di Venezia.
Il prestito s’inserisce negli accordi più ampi di scambio artistico tra le città di Roma e Venezia nell’ambito del gemellaggio tra le due manifestazioni.

Artisti veneziani si esibiscono nell’ambito del Carnevale romano:

- rappresentanze venete hanno sfilato nel corteo inaugurale di Roma lungo Via del Corso, da piazza Venezia a Piazza del Popolo, e

- il trio “Maschera in musica” ha proposto tre aperitivi musicali in costume.

In cambio il Teatro dell’Opera di Roma ha intenzione di portare una produzione presso il Teatro La Fenice di Venezia.
In occasione dell’inaugurazione al Museo di Roma, Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini interpretano letture tratte da Carnevale Romano di J.W. Goethe.

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Cenni storici sul Carnevale di Roma

Fino al 1870, nella Roma papalina il Carnevale è stato un appuntamento molto atteso dai romani e vissuto con grande partecipazione come il solo momento per dimenticare una vita dura e spesso di ristrettezze.

Re per un giorno” il popolo diventava protagonista dimenticando le rigide regole quotidiane e riversandosi nelle strade con licenza di divertimento. Ogni ordine sociale era sovvertito ed ogni scherzo era concesso in quei giorni di temporanea follia collettiva.
Per l’occasione via del Corso si trasformava in un teatro all’aperto dove alle maschere tradizionali – Cassandrino, Rugantino, Meo Patacca – si aggregavano costumi tratti dalla vita quotidiana: “il medico”, “il brigante”, “il nobile decaduto”.

Piazza del Popolo era invece il punto di partenza per una sfrenata corsa nelle vie della città dei cavalli di origine nord-africana, i berberi.

L’avvenimento era vissuto come uno spettacolo di irresistibile fascino dai viaggiatori stranieri in visita nella città e dagli artisti, che lo descriveranno con entusiasmo nelle pagine dei loro libri e nei loro dipinti.

Malgrado lo stesso Goethe sottolineasse la difficoltà di descrivere a parole la magnificenza e il brio di quei giorni festosi, poiché “una così grande e vivace massa di fenomeni sensibili dovrebbe essere percepita direttamente dall’occhio e osservata e afferrata da ciascuno a propria guisa”, diversi autori (tra cui Goldoni, Belli, Gogol, Andersen, Dickens e tanti altri) si cimentarono nel tentativo di restituire il clima di euforia collettiva che si respirava a Roma durante il Carnevale.

Ma furono certamente gli artisti quelli che riuscirono a rendere con maggiore efficacia, grazie a freschissime istantanee di gruppo, i momenti salienti della festa (dalle mascherate, agli appuntamenti immancabili delle corse dei berberi, alla festa finale dei “moccoletti”) a trasmettere il clima di festa diffusa e l’orgoglio di appartenenza espresso in quei giorni dal popolo romano.

Tra gli artisti romani, Bartolomeo Pinelli, insieme al figlio Achille, seppe cogliere lo spirito più profondo di questa festa riproducendo fedelmente i momenti salienti di questa spettacolare “messa in scena”, sebbene l’Ottocento abbia visto molte altre suggestive testimonianze pittoriche e incisorie sul Carnevale: quelle del disegnatore francese Jean Louis Baptiste Thomas, che dedicò molti dei suoi acquerelli alle corse dei Berberi o alle varie maschere che durante i giorni del Carnevale era consuetudine incontrare per le vie della città, per arrivare a dipinti di Werner, Orlov e Caffi.

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Dalla Mostra al Museo: PALAZZO BRASCHI

Palazzo Braschi è situato nel cuore della Roma rinascimentale, tra Piazza Navona e Corso Vittorio Emanuele II.
L’edificio fu commissionata all’architetto imolese Cosimo Morelli (1732-1812) quale residenza di Luigi Braschi Onesti, nipote di Pio VI (Cesena 1717 – Valence 1799), eletto papa nel 1775.
Costruito con le ricchezze che il pontefice aveva fatto affluire nelle casse del nipote, grazie all’attribuzione spregiudicata di molteplici privilegi, Palazzo Braschi costituisce una significativa testimonianza del nepotismo pontificio, rinnovato per l’ultima volta da Pio VI prima delle radicali trasformazioni politiche e culturali indotte dalla Rivoluzione francese.
L’edificio fu costruito sull’area dove sorgeva il quattrocentesco palazzo di Francesco Orsini, prefetto di Roma, abitato nel ‘500 dal Cardinale Oliviero Carafa e poi dal cardinale Antonio Ciocchi del Monte che fece erigere, da Antonio da Sangallo il Giovane, una torre istoriata nell’angolo tra piazza Navona e via della Cuccagna. Alla fine del Seicento l’edificio tornò in possesso degli Orsini che lo arricchirono di numerosi capolavori d’arte; passò quindi ai principi Caracciolo di Santobono che lo vendettero nel 1790 alla famiglia Braschi Onesti.
Demolito Palazzo Orsini nel 1791, i lavori per il nuovo edificio progettato da Cosimo Morelli iniziarono l’anno successivo. Interrotti con l’occupazione francese del 1798, che costò la morte in esilio a Pio VI, la costruzione riprese nel 1802. Nel 1804 era compiuto lo scalone monumentale e forse anche la cappella del primo piano, attribuita a Giuseppe Valadier (1762-1839).
I problemi economici del duca Luigi Braschi Onesti non permisero il completamento del Palazzo che, alla sua morte nel 1816, era parzialmente incompiuto.
Venduto dai suoi eredi nel 1871 allo Stato Italiano, l’edificio fu destinato a sede del Ministero dell’Interno e, in seguito, di varie istituzioni fasciste. Dopo la guerra vi alloggiarono, fino al 1949, trecento famiglie di sfollati. Gravi danni furono provocati agli affreschi e ai pavimenti dai fuochi che vi venivano accesi; numerose furono le distruzioni e le ruberie.
Dal 1952 vi ha sede il Museo di Roma, ma solo recentemente – nel 1990 – la proprietà dell’edificio è passata dallo Stato al Comune di Roma.
Chiuso per inagibilità nel 1987, l’edificio è stato sottoposto a complessi lavori di ristrutturazione e restauro che hanno permesso l’attuale parziale riapertura nel 2002. Il completamento dei lavori è previsto per il 2010.

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Riferimenti interni

Nostra pagina sulla successiva Mostra a Palazzo Braschi "Il Risorgimento a colori", settembre 2010-gennaio 2011

 

 

 

 

(A cura della Direzione dei Bed and Breakfast

"A room for holiday" e "A home for holiday" di Roma Centro,

18 febbraio 2011)